Disarmonica, in origine

Questo posto è per me, non ti cercherò.

Se lo troverai ,e ti piacerà il panorama, potrai sederti qui accanto. Prendi una penna ,anche touch, e scrivi la vita. Puoi ascoltare il ritmo del caos che entra senza bussare e vedere sogni infrangersi per poi rinascere. Puoi correre da fermo e inciampare da seduto, ridere mentre muori dentro, crescere tornando indietro. Siamo il nulla ed ogni cosa. Ora è già passato, dopo non c’è. L’ansia diventa l’unica sicurezza, la nota stonata dà un ordine a tutto il resto. Non è necessario capire, ascolta la sensazione e avrai colto il senso.

Questo posto è proprio per me.

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Tempo al tempo

Eccoci qui, i minuti dell’ orologio si sono trasformati in ore che sono passate e non torneranno. Cos’è il tempo? Un amico? Un maestro? Uno sguardo giudicante? Forse è un ricordo mai vissuto ed un desiderio già sperato. Ci accompagna in braccio e ci spinge nel precipizio, a volte. Sembra fermo proprio quando corre, dà l’illusione di avere ancora tanti momenti da assaporare ed esperienze dalle quali scappare. La verità è che è qualcosa di troppo incerto da definire ed impossibile da afferare. Non so come conviverci e non posso separarmene. Rimarrà sempre là, anche dopo di me, di noi, come un prezioso custode di mondi.

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Turbolenza

Cammino serena e non mi accorgo di farlo su un filo sottile, un piede dopo l’altro, un passo un po’ più lungo dell’altro, la corsa che parte, il vento mi spinge, una sensazione mi abbraccia, non la provo da tanto ma non capisco cos’è. È felicità? È soddisfazione? È la rivalsa? Sono quasi sicura, posso farcela, lo sento dentro… inizio a crederlo, ed ecco che lì, proprio in quel momento, qualcosa non va. Il filo sembra troppo sottile, troppo leggero, troppo lungo da percorrere, e si spezza. Stop. Non c’è più niente intorno, prima vedevo colori e adesso è tutto così spento, così inutile, così impersonale. Nulla mi è più familiare, anzi, pian piano avverto solo ostilità intorno. Dove sono le facce amiche? Dov’e finita la mano che stringeva la mia? Perché il mondo era leggero e mi sollevava ed ora che si è fatto pesante lo sento tutto sulle spalle? Vorrei sostenerlo insieme a te, e a tutti voi. Ora che il filo è rotto non posso far altro che cadere, questo mi sarei detta qualche tempo fa… ma ora è diverso. Lascio il filo e salgo su. Oramai sono in volo, il viaggio è lungo, la meta distante, la compagnia si trasforma continuamente ma non sono pronta ad atterrare. Sono appena partita. Ci saranno guasti e imprevisti ma non dirotteró mai più le mie ali.

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La mia città

A volte sei casa, a volte sei terra straniera,

a volte sei grigia anche se è primavera.

Ti riconosco tra tante e mi perdo comunque,

mi fai sentire la sola e chiunque…

Sei solo un nome che qualcuno ti ha dato,

una culla del fato.

Non esisti davvero ma sei parte di tanti,

tra le tue strade si odono canti,

chi nasce e muore, più o meno ogni giorno,

rimane tuo figlio anche se non fa ritorno.

Un luogo muta con il cambiare della gente,

noi impariamo anche se non insegni niente,

e quante volte ti ho odiato non lo sai

e quante volte ,invece, mi mancherai?

Adesso abbasso la voce ma tu non spegni la luce,

da qualche parte è appena iniziata la festa,

mentre c’è chi ti guarda dalla finestra,

domani mattina ci sveglieremo e sarai lì ad aspettarci,

nemmeno una cartina può dirci dove vorrai portarci…

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Infinità

Quando ti tuffi, apri gli occhi e scopri che il fondo lo tocchi,

quando ti lasci andare e scopri che c’è chi è disposto ad amare,

quando ci provi e sbagli e poi ti rialzi e nonostante la fatica avanzi…

se hai la forza di andare, correre e fermarti , allora non puoi sbagliarti.

Forse c’è ancora vita, forse la tua storia è ben riuscita.

Non so di cosa siano fatti i sogni e non so come rispondere a tutti questi bisogni,

a volte voglio trattenere il fiato, a volte il mio pensiero è maleducato.

Ci sono momenti pieni di energia, in altri la forza vola via.

Non possiamo essere sicuri di niente, non riuscirò a farmi mai capire dalla gente.

Voglio gridare a perdifiato, voglio ricominciare anche con chi mi ha ingannato,

mi piacerebbe esser migliore, vorrei lavorare più con la testa e meno con il cuore.

Ti desidero come l’ancora nella tempesta, vorrei esser speciale come l’ultima canzone suonata alla festa che ti fa andar via stanco ma ti farà pensare a lei regalandoti una notte in bianco.

Non lasciarmi indietro, non sfiorare il dolore dentro al vetro,

anche se ora è troppo tardi, anche se le occasioni sono miliardi.

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Abisso e superficie

C’è uno scivolo nero, chiuso e stretto che ti lancia furioso in acque gelide, ci sono lo sconforto e lo smarrimento, poi la nuotata di disperazione per raggiungere la superficie e tornare a respirare… Bisogna uscire in fretta, le gambe si fanno pesanti, il respiro è irregolare, intorno l’oceano grida e copre tutto il resto. Sei immobile mentre tutto si muove e ti inghiotte senza darti il tempo di pensare. Anneghi, l’acqua è torbida, non vedi più. Il tempo si arresta, sei nel nulla. All’improvviso accade qualcosa, una mano afferra la tua e tutto rimane così com’è ma fa meno freddo, adesso.

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Gli uni, gli altri e l’insieme nell’onirico

Arriva la sera e corre l’immaginazione su binari veloci e infiniti. Tante le sconfitte, alcuni i meriti e mille i sogni ancora da esplorare. Se chiudi gli occhi, il colore non sparisce ma si trasforma… molli la presa e sono da sola nel buio che davvero scuro non è. Vola via la vita, vola lontano il posto sicuro che ,poi, non lo è. Mi dai un sorriso? Io li colleziono. In cambio ti lascio qualcosa di me. È così che noi tutti ci completiamo come un unico grande abbraccio che ci stringe con sé.

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